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la guerra segreta dell iran avi

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Gli Stati Uniti chiedono ogni gorno – a mezzo stampa – la collaborazione del presidente iraniano Ahmadinejad per una distensione dello stato di allerta globale per lo sviluppo del programma nucleare di Teheran. Lo stesso segretario alla Difesa statunitense Robert Gates dell’amministrazione Obama ha abbassato i toni annunciando, a marzo del 2009, “Teheran è ancora lontana dal possedere riserve nucleari”.



Un atteggiamento di grande prudenza quello della diplomazia statunitense che però si muove parallelamente all’attività dei servizi segreti federali. Gli 007 americani sono già alla ricerca sul fronte iraniano. Naturalmente si tratta di operazioni belliche di basso profilo. Nessun cacciabombardiere USA e nessuna bandiera a stelle e strisce su cigolati in rotta verso Teheran. La presenza degli statunitensi in Iran infatti va cercata tra le fila dei dissidenti interni al regime.

Guerra per procura è la strategia di attacco dalle retrovie già collaudata nella storia.



Gli agenti segrtei dell’ex-URSS finanziarono i combattenti nordvietnamiti contro l’invasore americano così come gli USA – formalmente estranei alla resistenza degli afghani contro le forze di occupazione sovietiche, negli anni ‘80 – rifornirono le milizie talebane per scacciare la potenza rossa dalla regione. Lo stesso Iran e la Siria, durante la guerra in Libano del 2006, operavano tra le fila degli Hezbollah. Le garndi potenze giocano dunque sull’asimmetria tra le forze messe in campo dal nemico e le reali forze schierate sul fronte. Una sorta di strategia post-Guerra Fredda: i paesi non si riconoscono in nessuno schieramento precostituito e tuttavia – al primo rullo di tamburi – prendono posizioni e si ricompattano. La logica del collaborazionismo che supera addirittura le alleanze strategiche.



Il leader Ibrahim Alizad del Party for a Free Life in Kurdistan ha dichiarato che alcuni uomini dei servizi segreti USA avrebbero bussato alla sua porta per offrirgli denaro e armi per la lotta contro il regime di Ahmadinejad. Il Partito per la Libertà in Kurdistan, meglio noto come Pjak, è un’organizzazione kurda di matrice marxista, messa fuori legge dal regime di Teheran nel 1995. Il Pejak si esercita, da allora, sulle montagne irachene al confine con l’Iran. Conta un esercito di circa 3.000 soldati, di cui il 20% circa è costituito da donne. Il Pejak non combatte per la destituzione del regime islamico ma per un sistema di riforme che riconosca l’indipendenza dei Kurdi e delle altre minoranza etniche nel paese. Un esercito in loco molto appetibile per i servizi segreti statunitensi alla ricerca di forze prêt-à-porter.



Gli Stati Uniti infatti hanno riservato a questo piccolo esercito un trattamento di tutto favore. Il Pjak non figura nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. Eppure tra il Pjak ed il Partito dei Lavoratori Kurdi, PKK, non vi è alcuna differeneza per metodo di lotta ed obiettivo. Entarmabi vedono nella lotta armata l’unico metodo per raggiungere l’indipendenza dai regimi oppressori accentratori, l’Iran per il Pjak e la Turchia per il Pkk. La differenza? I primi combattono contro una potenza invisa agli USA ed I secondi contro l’alleato turco.



Il Pejak non ha accettato l’offerta degli uomini CIA – ha dichiarato Alizad – ma altri gruppi arroccati sulle montagne irachene già imbracciano le armi made in USA.



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